Banco do Brasil abbandona il finanziamento al settore militare

Foto di Victor Machado su Unsplash

 

Un passo verso una finanza più responsabile: il Banco do Brasil rinuncia al finanziamento del settore militare

“Sì, si può fare”: Un gigante finanziario internazionale rinuncia al sostegno al settore militare.

Si può fare!!”, urlava Gene Wilder in Frankenstein Junior quando la sua creatura prende vita sotto le scariche elettriche generate dalla sua macchina avveniristica. Se nel film di Mel Brooks si è potuto immaginare di dar vita a un gigante morto, allora è possibile anche che una grande banca internazionale esca dal sostegno al settore produttivo militare. È un po’ come il classico cammello e la cruna dell’ago. Sì, si può fare. 

Accade in Brasile, dove Banco do Brasil, uno dei maggiori player finanziari del paese, di proprietà al 50% del Governo, ha dichiarato pubblicamente la sua uscita dal business militare. Si tratta della seconda banca per dimensioni dell’America Latina, che gestisce asset per circa 283 miliardi di dollari.

Quello che a noi interessa è la motivazione alla base di questa scelta. La rivista Defense News riporta che la banca, controllata dal governo federale, ha deciso, in linea con le sue politiche di credito e responsabilità sociale, di non effettuare nuove operazioni di finanziamento per questo settore.

 

Il contesto brasiliano: Impatto e motivazioni di una decisione significativa.

Quali sono le conseguenze immediate di questa scelta?
Le imprese brasiliane del settore potrebbero vedere ridotta la loro capacità di esportare. Banco do Brasil, infatti, gestisce una parte rilevante del fondo Proex, che supporta le aziende esportatrici. Tali risorse non saranno più disponibili per le imprese militari, una decisione che preoccupa i responsabili della Difesa brasiliani, considerando che la governance della banca è saldamente nelle mani del Governo.
Si prospetta un incontro tra il Ministro della Difesa, José Mucio Monteiro, e la presidente del Banco, Tarciana Medeiros, per trovare soluzioni alternative tramite a banca brasiliana di sviluppo BNDES.

 

Riflessioni sulla sostenibilità finanziaria: Il conflitto del settore degli armamenti e le richieste dei Ministri della Difesa europei.

Ora, a parte il caso specifico della gestione del fondo Proex, vogliamo sottolineare due aspetti.
Il primo è che il management del
Banco do Brasil ha evidentemente considerato che l’uscita dal settore militare non costituisca un danno o un rischio particolarmente significativo per la banca.
Dunque, non è detto che il militare sia sempre un settore conveniente o, comunque, non così imprescindibile come si pensa alle nostre latitudini. O che, almeno, esso costituisca un rischio reputazionale superiore ai benefici che eventualmente ne possono derivare.

La seconda osservazione è che se si vogliono assumere criteri di sostenibilità alla base della operatività finanziaria, allora il settore degli armamenti è in insanabile conflitto con essi.
Una bella differenza con i Ministri della Difesa europei che, recentemente, hanno richiesto che il settore produttivo militare entrasse a far parte di quelli eligibili nella tassonomia ESG europea.

Dunque, sebbene in un altro emisfero, si può fare: il settore militare non è un destino ineludibile per le banche.
Questo coraggio e questa logica potrebbero essere contagiosi e spingere almeno alcune banche italiane, per le quali l’impegno nel settore militare non è così decisivo rispetto al proprio business, a uscirne. Potrebbero  guadagnarci in credibilità e in termini di minor rischio reputazionale. 

Coraggio, si può fare!

Simone Siliani, direttore di Fondazione Finanza Etica